Te lo dico in prima persona: cosa guarderei io, da osteopata, se dovessi scegliere per me o per mio figlio.

La vedo spessissimo quella domanda nei gruppi Facebook. Non metto mai il mio nome, non mi sembra elegante. Però lo leggo lì, scritto da altri. E mi emoziona ogni volta: è il segno che qualcosa, negli anni, l’ho fatta bene.

Lavoro come osteopata a Milano e Pavia (dove vivo). Negli ultimi anni gli osteopati sono aumentati molto. Io lo considero un bene: più scelta, più vicinanza, più accessibilità. L’ideale, per me, sarebbe averne uno bravo in ogni quartiere. Ma proprio perché la scelta è ampia, vale la pena chiarire come orientarsi.

Quello che, da paziente, guarderei per primo

Non solo il “bravissimo!” scritto sotto a un post o in una recensione è bello, e meno male che si possono curiosare queste info ma sono parziali.
Guarderei se quella persona sa dialogare con altre professioni, soprattutto con i medici.
Perché nessuno risolve tutto da solo. Nessuno.
Un osteopata che collabora, che scrive al pediatra, che condivide dati e ragionamenti clinici, che sa dire “qui serve un ortopedico”, “qui serve esercizio mirato”, “qui serve la nutrizione”… sta mettendo il paziente, non il proprio ego, al centro.

Perché ho sentito il bisogno di scrivere questo articolo?

Perché francamente sui social adesso secondo me stiamo un po’ esagerando, devi dire tutto in un minuto, in un reel in un TikTok e allora trovi solo soluzioni immediate per ogni virgola, fai questa cosa e vedrai che, risolvi il mal di schiena, di addio alla cervicale, non sono tanto i titoli da clikbait che ci possono anche stare è che poi tutto il contenuto postato in pochi secondi può solo dimostrare problemi risolti e nessuna sfumatura. Il risultato è pericoloso, persone da una parte spaventate dai crick crok spettacolarizzati su colli e schiene e ancor di più da delusioni se in 15 secondi il loro probelma non si risolve.

La verità è che un professionista è fatto di sfumature, di ascolto di pazienza e pure di dubbi, ma perchè la salute non ha una formula matematica ne tantomeno un’algoritmo!

Insomma volevo dire la mia e lasciare il messaggio che un professionista si sceglie e si valuta provandolo e mettendolo alla prova non tanto sulla tecnica ma sulla sua presenza, competenza, professionalità e autorevolezza, e come lo fai in un video di 30 secondi?

Come lavoro io

Negli anni ho costruito una rete di professionisti fidati: medici dello sport, pediatri, ostetriche, ortopedici, fisioterapisti, nutrizionisti, personal trainer.
Una rete che non serve solo a “collaborare”, ma a fare qualcosa di più profondo: creare percorsi di salute integrati, davvero efficaci.

Ad esempio su tutti, per aiutare mamme e bambini è fondamentale la figura dell’ostetrica ha un ruolo straordinario che troppo spesso viene trascurato. Io vi collaboro moltissimo e spesso è proprio questa figura che aiuta più di tutti i genitori nei primi giorni di gestione del proprio bimbo.

È proprio da questa visione che sono nati i centri Remise en Forme.
Perché l’osteopatia, da sola, può essere il punto di partenza… ma non sempre il punto d’arrivo.
E va benissimo così. Il mio compito non è trattenere il paziente, ma fare in modo che stia meglio, nel modo più completo e duraturo possibile.

Sempre più spesso le persone arrivano da me dopo aver già iniziato un percorso con il fisioterapista, in palestra, o dopo una visita specialistica.
Altre volte arrivano prima, cercando sollievo, ma senza una visione chiara del problema.

In entrambi i casi, il mio ruolo è lo stesso:
fare da raccordo tra le competenze,
mettere in sinergia le figure giuste, e costruire una direzione condivisa, che trasformi diagnosi e sintomi in vera salute.

Perché è questo il punto:
Non basta sapere cosa non funziona. Serve una strategia chiara per riportare il corpo a funzionare.
E in questa strategia, l’osteopata può essere il ponte tra il sintomo e la soluzione, tra il bisogno e il risultato.

A volte poi bastano davvero solo le nostre mani, e addirittura ogni tanto wow, anche dopo 1 o 2 sedute il problema scompare, ma dire che è sempre così non è giusto.

Funziona quando c’è sinergia. Sempre.

La mia segretaria mi aiuta con l’agenda; l’organizzazione è informatizzata, ma il numero WhatsApp è il mio personale e è sempre a disposizione.

Quando ricevi la conferma dell’appuntamento, sei in contatto diretto con me.

Da quando mi cercano spesso ho temuto a lasciare il mio numero ma è incredibile, se con le persone si instaura una relazione professionale schietta e di valore non è davvero un problema.

Dico chiaramente di chiamare la segretaria e lasciare detto, o di lasciarmi un messaggio in modo che appena sono libero possiamo sentirci, ma ho anche spiegato molto bene che per  le urgenze vero si deve accedere al pronto soccorso, l’osteopata NON DEVE MAI SOSTITUIRSI AL MEDICO IN CASO DI TRAUMI PERCHE’ NON è TITOLARE DELLA DIAGNOSI.

Quando invece le persone hanno dei dubbi se la segretaria non riesce a rassicurare e non è chiaro se l’osteopatia è la strada giusta, fisso volentieri una telefonata gratuita: è tempo risparmiato per tutti e chiarezza in più per tutti voi.

Con i bambini, questa cosa succede spesso: arrivano perché il pediatra, la logopedista, il fisioterapista o un altro professionista si fida di me.

Ma i genitori, giustamente, vogliono capire. E devono capire.
Se sono d’accordo, spiego io stesso al pediatra quello che ho trovato, come penso di procedere, cosa monitorare. È il modo più pulito e responsabile di lavorare. Il paziente – piccolo o grande – guadagna sempre quando i professionisti si parlano.

Ascolto, empatia, chiarezza ma soppratutto autorevolezza

Sono convinto che ascolto ed empatia siano imprescindibili, soprattutto con i genitori.

Ma questo non significa essere vaghi: significa essere chiari, precisi, sensibili. Dire tutto, nel modo giusto.
Spiego prima cosa sto per fare, durante perché lo sto facendo e dopo cosa aspettarsi. La prima seduta, per me, è sacra: si ascolta, si valuta, si spiega. E poi si tratta.

Alla fine, faccio sempre un bilancio: cosa ho trovato, cosa penso che accadrà nelle prossime ore/giorni (Fulford diceva che il beneficio di un trattamento dura 72 ore: noi vediamo “in diretta” solo i primi 30 minuti), quando e se rivederci.
Quante sedute? Il meno possibile. In media 3-4 per gli adulti. Con i bambini, spesso una sola.

E quando non funziona?

Lo dico chiaramente: capita. E andrebbe detto più spesso.
Se trovo un’anca che ha finito il suo tempo, un ginocchio che chiede il chirurgo, una schiena che senza esercizio torna a farsi sentire ogni tre mesi… non racconto miracoli.
Indirizzo. A chi so che lavora bene, ma attenzione fare un invio, tecnicamente si dice così, per me presuppone che il professionista a cui invio il paziente mi coinvolge e ci si confronta perché in quel momento io chiedo al mio paziente di andare da qualcun altro sulla base della fiducia che ha di me.  
La mia autorevolezza non viene dal “ti risolvo tutto io”, ma dal “so cosa ho davanti e so con chi lavorare per risolverlo”.

Con i bambini: monitoraggio, tappe neuromotorie, genitori informati

Nel primo anno di vita offro un monitoraggio attivo delle tappe neuromotorie. Spiego ai genitori cosa aspettarsi, cosa osservare, quando allarmarsi e quando no. Se vedo incertezza, osserviamo insieme il bimbo sul lettino: capiamo cosa sa fare oggi e cosa ci aspettiamo domani. Quando un genitore vede “accadere” ciò che gli avevo anticipato, si tranquillizza.
Lascio sempre il mio numero personale: le chiamate come già detto sono poche ma ricevo tanti bellissimi video delle conquiste che i bimbi raggiungono. Ed è una gioia.

Se stai scegliendo un osteopata, fatti queste domande

  • Sa parlare con i medici e con le altre figure sanitarie?

  • Ti spiega con chiarezza cosa farà, perché lo farà e cosa aspettarti?

  • Ti propone il minor numero di sedute necessario, con un obiettivo chiaro?

  • È pronto a dirti “qui non basta l’osteopatia, serve altro”?

  • Ha esperienza, vede molti casi, non si improvvisa?

  • Ha una rete (vera) di professionisti?

  • E soprattutto quando racconti la tua storia ti ascolta?

Se la risposta è sì, sei in buone mani.

Premesso tutto ciò conoscere il cv le competenze ed esperienze è importante, se ha un sito dateci un’occhiata così avrete una visione davvero completa.

Ripeto gruppi e recensioni sono preziosi, ma nel caso vi vogliate orientare da quell’opinione chiamate e chiedete alla persona più dettagli vedrete che farete una scelta più serena e ora saprete anche cosa chiedere.

In sintesi

Valorizzo la mia professione e valorizzo chi lavora bene, in qualunque campo. L’osteopatia è potente quando è onesta, competente, integrata.
Io lavoro così: sensibile ma autorevole, vicino ma lucido, pronto ad ascoltare – e a confrontarmi con chi, insieme a me, può farti stare meglio.

Se vuoi capire se posso essere la persona giusta per te o per tuo figlio, scrivimi.
Parliamo, senza impegno.
E se non sono io, ti indico chi. Perché la cosa che conta non è “chi è il più bravo”, ma chi è giusto per il tuo caso, adesso.

“ogni paziente ha una storia da raccontare, l’osteopata ascolta. Ma è nel dialogo che nasce la cura.”