Polemica sul metodo Pilates. Come rispondiamo noi professionisti?
Ci dicono che il Pilates fa male!
Questo è quanto emerge da un articolo del Times.
Il famoso quotidiano britannico interpella un pool di esperti e sottolinea come la disciplina più famosa tra le star di Hollywood sembra fare acqua da tutte le parti.
Considerazione supportata da uno studio di neuro-scienziati australiani che facendo valutazioni incrociate su persone colpite da mal di schiena e non, confutano l’importanza che il metodo Pilates attribuisce all’allenamento della zona lombo-pelvica.
I ricercatori prospettano addirittura che le eccessive contrazioni dei muscoli addominali indeboliscano la muscolatura lombare della colonna e ne pregiudichino la fisiologica lordosi…
La notizia raggiunge l’Italia, dove ovviamente non si fanno attendere i commenti e, cogliendo al volo il perfetto passaggio del quotidiano Inglese, ecco che su IL GIORNALE e LA REPUBBLICA compare un richiamo della notizia.
Sul GIORNALE, Paolo Moisé, collega Dott. in Scienze Motorie di Torino sottolinea proprio il rischio del metodo Pilates nello stimolare eccessivamente la regione addominale, indebolendo di conseguenza i muscoli della colonna.
Evidenzia che il Pilates non è di per sè dannoso o pericoloso ma, se proposto in corsi di gruppo, rischia di essere controproducente.
Dice, sempre Paolo Moisè, che il Pilates andrebbe proposto individualmente da personale qualificato e comunque sarebbe da sconsigliare a chi ha ipolordosi lombare…
Su LA REPUBBLICA invece si sottolinea che un gruppo di fisiatri, interpellati sul tema, suggerisce non più di due volte la settimana per questo metodo, avvallando appunto che la questione della muscolatura addominale è stata eccessivamente sopravvalutata…
Che dire?
All’imminente riapertura di palestre e centri fitness devo riconoscere che l’argomento sicuramente ha suscitato e susciterà la curiosità di molti.
Per l’esattezza non si sono fatte attendere anche critiche a queste affermazioni, attestati di stima a favore del Pilates ed anche rivendicazioni di chi, in Italia, pare abbia ufficialmente la possibilità dell’utilizzo del Marchio Pilates®
Tre giorni dopo l’articolo su IL GIORNALE, ecco che sul Web compare un articolo del centro CovaTech® di Anna Maria Cova che, piuttosto a ragione, dice che l’impianto dello studio degli scienziati australiani verteva solo su alcuni aspetti riguardanti il Pilates e che sono stati i giornalisti ad enfatizzare le considerazioni negative attribuendole al Pilates e agli esercizi muscolari che si eseguono nel metodo.
Anna Maria Cova afferma con forza che il Pilates deve essere personalizzato ed è la postura di ogni singolo individuo che deve guidare la scelta degli esercizi.
Eccoci al dunque, a questo punto, voi che idea vi siete fatti?
Vi andrebbe di fare due chiacchiere insieme su Facebook con una tavola rotonda? Sarebbe molto utile sentire l’opinione di tutti voi.
Eccovi qui il link dove possiamo chiacchierare insieme.
http://www.facebook.com/topic.php?uid=275401385441&topic=15154
Io personalmente ho letto alcuni libri, ho cercato articoli che mi hanno permesso di conoscere le vere origini del Pilates e dei suoi principi.
Poi ho parlato con colleghi molto seri che praticano la disciplina. Posso affermare con tranquillità che il Pilates, se applicato con criterio ed in modo individuale, è una buona attività, a patto che chi lo utilizza abbia sufficienti competenze su postura e movimento del corpo umano.
La realtà è che stiamo parlando di un settore, quello del fitness, tra i più bistrattati. Diciamoci pure la verità: perlomeno in Italia le palestre spesso godono di cattiva fama. Il laureato in Scienze Motorie è messo in costante conflitto con i fisioterapisti, i Personal Trainer più famosi sono quelli che escono dal Grande Fratello.
Ma per favore!
Nel mondo del fitness le proposte modaiole in arrivo da oltreoceano sono sempre state una costante; ogni due o tre anni compare una novità: aerobica, spinning, Jogging, fit-box, yoga, etc etc.
Ora è il momento del Pilates.
Probabilmente è uno dei metodi che poggia sulle migliori basi ma sempre di metodo si tratta, con tutti i limiti che ogni metodo porta inequivocabilmente con sè.
Per garantirne risultati e sicurezza si parla di personalizzazione. Siamo perfettamente d’accordo!
Volendo essere onesti però personalizzare un metodo è una grossa incoerenza: se applico un “metodo” in tutti i campi significa rigore e precisione. Nel fitness perché questa regola non vale?
Rigore e precisione sono alla base di chi vuole distinguersi, ma devono essere applicate al singolo individuo.
Tralasciamo le giustificazioni legate alle solite critiche rivolte a chi frequenta il “corsetto” del week end: come si può in poche ore apprendere le basi di un metodo?
Eppure spesso si sente dire che sono proprio questi corsi a rovinare il mercato…Quale professione seria si acquisisce in un paio di week end?
La minaccia del corso dell’ultima ora non influenza il professionista vero che si occupa di scienze motorie. La complessità della “macchina uomo” non si apprende last minute.
E finalmente pian piano se ne accorge sempre più anche la gente comune.
Insomma vale la pena di fare un pizzico di autocritica nel settore e di mettere un pochino di ordine.
Tutto questo, promuovere l’uno o l’altro metodo, non è altro che Marketing ed anche di bassa qualità che ben attecchisce proprio perché il settore è tecnicamente e professionalmente ancora in fase di maturazione.
Mi dispiace dirlo ma è la realtà, anche se piccole nicchie di eccellenza ci sono.
A dire il vero negli ultimissimi anni riconosco che qualcosa si muove e, con la laurea in Scienze Motorie che si sta consolidando, la cultura di base è in crescita.
Se dobbiamo rivolgerci ad un qualsiasi professionista, cerchiamo informazioni su di lui e sulle sue capacità o sul metodo che utilizza?
Ad esempio, di un dentista chiediamo quanto è bravo e quanta esperienza ha oppure che metodo utilizza per devitalizzare un dente? Di un osteopata vi interessa quanti casi di mal di schiena ha risolto o che tecnica usa sulla cervicale?
Non è il metodo che porta al successo, anzi, è proprio il metodo che offusca le vere capacità del professionista. La professionalità non si misura dal metodo che si utilizza.
Questo a parer mio è uno dei problemi per cui il settore stenta ad avere un serio riconoscimento.
La questione è l’ennesima conferma che in ogni ambito lo studio, l’esperienza e l’abnegazione non possono essere sostituite.
I metodi esisteranno sempre ma in tutti i settori dove si è consolidata l’efficacia e l’affidabilità questi non attecchiscono.
Architetti ed ingegneri studiano e poi sviluppano tecniche utilizzando non solo formule matematiche. E’ sempre la loro creatività che diventa segno distintivo.
Chi costruisce automobili cerca di costruire con uno stile proprio, affidandosi a soluzioni uniche che fanno parlare della casa costruttrice.
Ferrari, Fiat, Audi,Mercedes fanno di tutto per far parlare di loro, non dei loro metodi di costruzione…
BMW ad esempio impiega decine di ingegneri solo per conferire ad ogni sua auto il tipico rumore della portiera quando si chiude, ma non dice che metodo o tecnica utilizza…
Concludendo, io personalmente assolvo il Pilates, che ha avuto il merito di avvicinare molte persone all’attività fisica.
Riguardo ai metodi in genere sarei cauto nel considerarli buoni a prescindere.
Se il metodo diventa pregiudizio ingabbia il professionista e lo stesso cliente.
Un vero professionista deve sempre illustrare pregi e difetti di una metodica. Ogni uomo ha una sua unicità e chi ha veramente a cuore la salute non potrà mai permettersi di essere integralista. Diffidate di chi sostiene che la tal cosa va bene per tutti, perché non è la verità!
Questi saranno anni importanti anche per il fitness.
Ci giochiamo una bella partita, questo è il momento di avere quel pizzico di coraggio e di investire in un fitness di qualità.
Dobbiamo riuscire a far percepire il settore non solo come ludico e guadagnare sempre più spazio nella prevenzione della salute, nostra grande arma.
Dobbiamo garantire qualità al “movimento” cosa per cui l’uomo è stato progettato che ahimè sta sempre più venendo meno.
Questo nostro lavoro ha un fortissimo impatto sociale, ma non dovremmo mai scordare che la gente ci affiderà la propria salute solo se sapremo trasmettere passione competenza e risultati, evitando di omologare e livellare le persone con metodi.
HEGEL, filosofo tedesco, già nei primi dell’ottocento anticipava i limiti dei metodi perchè
“se i fatti non concordano con la teoria, tanto peggio per i fatti”
Buon Allenamento a tutti
Allenattivamente Personale!


